Gigi Rizzi

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Altezza: 1,86 cm (misurati dalla visita di leva); 1,84 cm in anzianità
Peso: 84 kg
Segni particolari: nessuno.
Luogo e data di nascita: Piacenza, 23.6.1944 (E’ nato nella casa padronale con la levatrice e tutte le donne della famiglia “a sua disposizione”).
Professione: Da attore, ha recitato in almeno 5 film, a scrittore (l’ultima fatica letteraria è del 1996), da fazendero ad allevatore di bestiame, da “bon vivant” a giocatore di polo.
Interessi e sport: Sci, nuoto, tennis, nautica, polo le sue “frequentazioni” in ambito ludico-sportivo.

Il 23 giugno del '44 c'era il coprifuoco, e la mia nascita non fu del tutto tranquilla.
Mi battezzarono a Villa Maria, a Mucinasso di Piacenza, nella vecchia casa di famiglia, sotto le bombe degli alleati e le incursioni di partigiani e repubblichini.
Ero il più piccolo di tre fratelli, Maria Teresa aveva tre anni, Carlo uno e mezzo.
Fu la nascita del quarto fratello, Leonardo, nel '50 a turbare appena gli equilibri e a farmi sentire un po' meno al centro dell'attenzione.
Lui era il più piccolo e il più coccolato, forse è cominciata lì una certa voglia di ribellione.
Nell'immediato Dopoguerra ci trasferimmo a Nervi, dove i miei avevano passato le vacanze e avevano deciso che era un bel posto per vivere e crescere i figli.
Genova per noi era anche il "Baretto" di Corso Italia, ritrovo dei trasgressori e punto di partenza per ogni scorribanda. Da lì Fabrizio De André lanciava i suoi anatemi contro il conformismo ed esaltava le donne da marciapiede che tanto mi affascinavano, mentre Paolo Villaggio, impiegato all'Italsider, ci faceva morire sperimentando le gag di Fantozzi.

Noi, ragazzi italiani di Saint Tropez, dovevamo lottare contro gli straricchi per piacere, per conquistare. Io non avevo la Ferrari o la Rolls Royce e nemmeno lo yatch da trenta metri, me la giocavo tutta con la mia faccia e quella era la sfida più eccitante. Gunter Sachs, ex marito di Brigitte, play boy e miliardario, atterrava dal suo elicottero vestito da Dracula, lanciava tonnellate di rose rosse, entrava nel porto con il suo Acquarama sparando candelotti fumogeni. Io ballavo il flamenco sul tavolo prendendo a calci i bicchieri. Piedi nudi, jeans, capelli al vento e via. Vaffanculo.
Eravamo velenosi, inconfondibili, con i nostri cinturoni di pelle dalla grande fibbia, le catene a maglia larga appese al collo con infilati i ciondoli e gli anelli regalo di amanti speciali, i capelli lunghi, il pullover di cachemire appiccicato alla pelle, i basettoni sotto l'orecchio. Allora mi fasciavo la fronte con un foulard perché mi piaceva la parte del pirata, ed era quella la mia divisa, con i jeans e una maglietta. Io, con Franco Rapetti detto "il principe", Rodolfo Parisi, ricchissimo tenebroso e Beppe che aveva appena intrecciato una love story con la vedova di Porfirio Rubirosa, Odile Rodin. I quattro moschettieri, scriveranno i giornali, i padroni delle notti a Saint Tropez.

Non ho mai trovato una spiegazione logica, razionale, alla conquista di una donna.
E' qualcosa di magico, accade e basta. C'erano quelli che ci mettevano un impegno pazzesco e spendevano capitali in rose rosse e gioielli.
Io ho sempre agito d'istinto. Per me l'attrazione è un fattore di pelle, in uno sguardo devi leggere tutto. Al primo colpo bisogna capire il tipo. In poco tempo ero riuscito a distinguere le allumeuses dalle altre. Le allumeuses sono quelle che ti danno corda, che si mostrano interessate ma alla fine non ti fanno concludere. Girare al largo. Le altre sono una confortante maggioranza. Se scatta la magia lo percepisci all'istante. E in quel momento devi trasmettere qualcosa, la tua forza, la tua sensualità, magari la tua timidezza. Dai diciotto anni in avanti ho capito che non ero io a scegliere. E' quasi sempre la donna che decide. Nei tuoi occhi c'é la passione, mi disse la prima volta Gloria a Portofino. Poi fu lei a lasciarsi andare.
Ci sono quelle che crollano davanti a una corte spietata, a un paziente appostamento. Ci sono quelle che si arrendono facilmente davanti al grosso nome, allo spiegamento di un conto in banca miliardario. Ma le altre, tutte le altre, vogliono scegliere. Non ero un divo del cinema che cattura l'attenzione senza fatica e può vivere di rendita con i personaggi dei suoi film, io dovevo uscire dal gruppo con la mia forza, con le mie performances. Poteva essere il ballo scatenato, una certa spericolatezza nelle avances, l'aria decontracté in un ambiente inamidato, la disponibilità all'avventura, lo sprezzo del pericolo esibito senza ritegno, la forza di baciare in pubblico con grande trasporto.
Ho sempre considerato meschine e vigliacche le relazioni parallele. Se stavo con una ragazza, quella era l'unica al mondo. In amore cercavo di essere severissimo con me stesso. E se qualche volta ho tradito mi sono sempre sentito malissimo. Anche se era solo una scappatella, mi sentivo uno stupido, un cialtrone. Solo dei poveretti possono sentirsi orgogliosi di avere una donna e un'amante.

A meta' degli anni settanta mi sono trasferito in Argentina.
Ho disboscato quattromila ettari di terra per coltivare fagioli, soia, mais, ho passato quattordici anni a guardare il cielo aspettando che piovesse, ho avuto seicento vacche e fino a trecento braccianti, facevo la festa dell'autunno e quella della primavera, l'asado alla brace ogni martedì e con l'aiuto della famiglia Bertola il torneo di polo dedicato a mio fratello Carlo.
Tiravo su i figli con i valori ritrovati e la certezza di essere per loro un punto d'appoggio solido, forte, sicuro.
Ce l'ho messa tutta in questo buco del culo del mondo per non essere banale, vuoto, infantile.
Qui Gigi Rizzi é semplicemente el senor Rizzi, e l'alba non odora di whisky e di Chanel.
Qui nessuno ti regala niente e se impari a fare l'agricoltore é merito del tuo lavoro e dei tuoi sacrifici.
Sprofondo felice nella mia isola protetta. La terra, la gioia di essere padre, la quiete che non finisce sui giornali perché anno dopo anno non fa più notizia.
Adesso sono più belli anche i ricordi.
Non mi sento vacuo, inappagato e inutile, sono sereno e ottimista perché ho tutto quello che un uomo può desiderare.
Adesso c'è lei, Dolores Mayol, una donna vera, e trovo che la fedeltà in amore sia il minimo che un uomo possa concedere quando ama veramente...